RACCONTI #1 – MOUNTAINS ALL AROUND

MOUNTAINS ALL AROUND

Mumford&Sons and Baaba Maal – There will be time

Continua a tormentarmi, il sangue che ho versato e le morti che ho provocato, nei miei sogni fa male come un pugnale che si insinua negli spazi delle mie coste; trova la carne e la lacera, fino ai brandelli, finco a che di me non resta niente. Eppure la mia maledizione è ancora qui, mi rende incapace di morire e inadatto alla vita.
Per questo vado avanti e continuo a cercare redenzione, a cercare la morte o perlomeno chi possa uccidermi una volta per sempre.

Arrivò nel nostro villaggio che il sole era già alto in cielo, entrò dal cancello pricipale e camminò fino alla piazza dove incrociò le gambe e si sedette a terra, lo sguardo rivolto verso l’edificio che era di proprietà del nostro capo.
Nessuno osava avvicinarsi a una creatura talmente spaventosa, non ero nemmeno convinto fosse umano o almeno finché non si tolse il cappuccio del lungo mantello che indossava; nonostante questo però sfido chiunque a definire quella creatura un semplice essere umano, nonostante il comunissimo viso, il naso forse troppo grande.
Sfido chiunque lo abbia guardato negli occhi a definirlo semplicemente un uomo qualunque, La fermezza dello sguardo, la pressione e il gelo del solo stargli vicino avrebbe mozzato il fiato al più forte degli uomini, e poi c’era la spada.
Uno spadone ad una mano e mezza con la guardia e l’impugnatura fatta dal corpo di due draghi intrecciati e la lama che gli correva lungo tutta la schiena e quasi toccava terra. Quella era una spada che incuteva timore e io bambino di appena otto anni tremavo solo a guardarlo.

Poi d’improvviso il capo usci e si avviò deciso verso l’uomo, sedendosi a gambe incrociate proprio davanti a lui, faccia a faccia. Lo straniero ghigno o sorrise, non saprei dirvelo per quanto era strana quella smorfia sulla sua faccia, e disse qualcosa.
Il capo annuì si alzo e comando di barricarci in casa per la notte perché il male che ci tormentava non avrebbe visto il nuovo giorno.
Allibiti eseguimmo all’istante gli ordini, lo straniero ancora seduto nel centro della piazza stavolta mi stava fissando.

C’era un bambino interessante tra la folla, ne avevo percepito il destino e sapevo che più avanti negli anni avrebbe incrociato ancora i suoi passi nei miei.
Stavolta sarebbe toccato ad un Troll morire, il capo di questo villaggio è un ragazzino che ho già incontrato in passato e in questo paesino circondato dalle montagne si è costruito una casa.
Così aspetto la sera e so che il bambino di prima mi sta spiando dalla sua casa, so che vuole vedere e so che ha percepito la mia maledizione.
Così aspetto a gambe incorciate nella piazza.
Così aspetto il Troll e chissà forse la mia morte finalmente.
Così aspetto non curandomi del fatto che se io muoio lo stesso destino toccherà ai poveri abitanti di questo villaggio.
Così aspetto sapendo di aver vissuto ormai troppi anni.
Così aspetto una morte che non arriverà, perché questa creatura non ha nemmeno un briciolo della forza necessaria ad uccidermi. Quello che ho davanti infatti è una creatura deforme che si è allontanata dal branco e tiene in scacco esseri umani troppo deboli per ucciderlo.
Uomo consegnami il tributo che mi spetta
Nessun tributo ti spetta da questa notte, per te l’ultima

Con un ghigno sanguinario si getta su di me, quando senza sapere come si trova la mia mano che gli stringe la faccia. La sua espressione è terrore allo stato puro.
Non può muovere un singolo muscolo.
Le pupille dilatate di chi sa che sta per morire e d’un tratto la sua testa fracassata contro il terreno, ridotta ad una poltiglia ed io che non sono riuscito nemmeno a togliermi il mantello, figuriamoci sguainare la spada.

Trenta secondi e lo stupore del bambino che sta guardando, incredulo. Tutto il villaggio ormai è fuori ed è consapevole che la loro schiavitù è finalmente terminata; voltandomi vedo il loro capo venire verso di me, una borsa piena di monete nelle mani. Non la voglio, sussurro, e taglio su qualsiasi insistenza per voltarmi e dirigermi verso il bambinodai capelli rossi e gli occhi ambrati; mi avvicino e la sua espressione è terrorizzata, come pure quella dei genitori.
Tutti stanno trattenendo il fiato.

Lo straniero si stava avvicinando a grandi passi e io sento il terrore che mi artiglia il cuore, sto per morire?
Poi poggio un ginocchio per terra e fisso il suo sguardo nel mio, la paura si sciolse come neve al sole. Non era così spaventoso, e il suo sguardo non era malvagio.
Mi appoggio l’indice nel centro della fronte e sussurrò
TI si parerà davanti un grande male ma dentro di te saprai trovare la luce necessaria a spazzarlo via, altrimenti tutto crollerà e tu non sarai mai più lo stesso.
Nessuno udì quelle parole oltre a me, videro solo lo straniero inginocchiato davanti a me e il suo indice poggiato nel centro della mia fronte. Partì quella notte stessa, ma io sapevo che l’avrei incontrato ancora.

Sono parole pericolose quelle che hai detto al ragazzino
Qualcuno doveva avvertirlo, Tu e questa spada mi donate il potere e io voglio usarlo per mettere in guardia le persone

Percepire il destino degli altri e consegnarlo a loro in parole è un’arte pericolosa

Non posso stare a guardare l’oscurità mentre divora il destino di un ragazzino, la stessa oscurità che mi ha reso il mostro che sono oggi

Il ragazzino non ti vedeva come un mostro, puoi starne certo

Il grande Lupo era al mio fianco, maestoso come sempre, guardiano della spada Naigel e del suo custode, visibile solo a chi sceglieva di mostrarsi.
Me.
Era grazie a loro se avevo allentato i legacci dell’oscurità che mi legavano l’anima quando ero ancora giovane e mortale.
Ora vagavo nel mondo e cercando il modo di sciogliere definitivamente questi legacci e io alla ricerca della ragazza dagli occhi e i capelli rossi. La guardiana del fuoco.
Una promessa di cercarla ancora sospesa tra noi due.
Che strana coppia eravamo.

Continua…

Kolmetoista

https://www.youtube.com/watch?v=eCIHPdx1OAs

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