PRELUDIO – Cronache di Bael

PRELUDIO

Fugazi – 13 Songs

Aveva sempre vissuto ai margini di tutto, solo sul suo promontorio la vita non gli aveva riservato un trattamento leggero e la tempesta l’aveva travolto sin da quando aveva mosso i primi, incerti, passi.
I suoi genitori erano morti per colpa di un demone, in una notte infinita e gelida; lui unico superstite di quella tragedia fu emarginato dagli abitanti del villaggio e a soli quindici anni, visse da orfano sul promontorio ad est del villaggio portando con sulla schiena il marchio della tragedia: un albero dal tronco possente e la chioma folta, impresso nella sua carne.
Così Bael visse per dieci anni: emarginato, deriso, frustrato. Aveva persino imparato a tirare di scherma e con l’arco per difendersi dai paesani.

Era una fredda mattina d’inverno e una tempesta di neve imperversava da svariati giorni, obbligando Bael a fare scorta di legna da ardere e provviste; era una tempesta imponente, il vento così forte da tenerti a terra se solo fosse mancata la concentrazione e l’equilibrio.
Uscì fuori e si avviò verso la legnaia, quando d’un tratto un grido di paura sovrastò l’ululare del vento e Bael si lanciò di corsa verso la fonte, spada di traverso sulla schiena.
Quando arrivò sul posto si trovò davanti una ragazza, capelli rosso fuoco e occhi ardenti come braci, vestita di un farsetto e pantaloni di cuoio, fronteggiare a mani nude un’arpia. Tremava ed era spaventata a morte.
Con la tempesta a nasconderlo si gettò in avanti e mozzando una zampa dell’arpia e si parò fra la ragazza e la bestia che stava ululando di dolore e sorpresa.
I due si guardarono a lungo, bestia e uomo, fino a quando l’arpia decise che il gioco non valeva la candela e si ritirò nella tempesta.
Quando Bael si girò notò che la ragazza era svenuta per il freddo e la stanchezza, di fretta se la mise in spalla e la portò al caldo sperando che non fosse troppo tardi.

La ragazza dormì per tre giorni e tre notti, senza mai agitarsi o rinvenire una sola volta.
All’alba del quarto giorno si riprese ed aprì gli occhi e guardò Bael accanto a lei con aria disorientata.
-Io… Dove sono? Chi sei?- balbettò in preda al panico
-Mi chiamo Bael e ti trovi sul promontorio del Lupo Nero, a sud della capitale-
-Grazie di avermi soccorso, i miei poteri erano scomparsi in quella tempesta, io sono Lania delle terre selvagge-
Gli occhi grigi di Bael incrociarono quelli rossi di Lania e il ragazzo notò la sorpresa nei suoi occhi.
-Quando dico di venire dalle terre selvagge la gente normale sussulta e scappa, alla volte tenta di uccidermi ma tu non hai mosso un muscolo, chi sei?- sussurra la ragazza
-Sono un’emarginato anche io a causa di qualcosa che non ho fatto, vivo qui da solo perché gli abitanti del villaggio non mi lasciano avvicinare o vivere con loro.-
-Capisco, porti un grande fardello anche tu sulle spalle, oltre l’albero che cresce sulla tua schiena-
A quelle parole Bael scattò in piedi e sguainò la spada puntandola alla gola della ragazza.
-Come sai dell’albero? Parla.- ringhiò minaccioso ma la ragazza non mosse un muscolo.
-Sono una maga, so riconoscere la magia che scorre attorno ad una persona e quale sia la fonte. Quello che porti sulla schiena è un Marchio autodefinito, si è generato da un grande trauma e cresce in te donandoti abilità. È una cosa rara- disse Lania guardandolo negli occhi -I tuoi occhi non sono sempre stati grigi, nemmeno i tuoi capelli bianchi vero?-
-No, è vero quello che dici- sussurrò Bael abbassando la spada e riponendola nel fodero -ero un ragazzino normale prima che questo albero apparisse sulla mia schiena-
-Mi dispiace averti spaventato…- disse ma non finì la frase per chè una stanchezza improvvisa sembrò scuoterla da dentro -Devo riposare ancora, mi dispiace- e così dicendo si accoccolò sul cuscino e sprofondò in un sonno profondo.
Che strana ragazza, che sia lei la chiave per capire cosa sono diventato?
Rimase a guardarla ancora un po’, assorto nei suoi pensieri ma alla fine il sonno colse anche lui.
Riposò tranquillo, per la prima volta in dieci anni, al fianco della ragazza con i capelli di fuoco.

Kolmetoista

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