L’UOMO SULLA LUNA (Intro)

1.

Skinny Love – Bon Iver

Come on skinny love just last the year…

Gli inverni rigidi non mi spaventano, tutto ha la sua temperatura che per qualche mese somiglia alla mia. Tutto è più calmo e niente mi sembra fuori posto, io non sono fuori posto.

I tell my love to wreck it all, cut all the ropes and let me fall…

Ti lascerò andare, mi lascerai andare o forse già l’avevi fatto, taglierò queste orribili radici che arrivano fino a Te.

Now all your love is wasted, so who the hell was I?

Chi ero per te, una breve parentesi.
La disgrazia di essere dispari.
Il tuo pensare al posto mio, senza renderti conto che io non pensavo affatto quello che tu dicevi.

Non ho risposte assolute, mai le ho avute, mai le avrò. In realtà sono quelle che mi disgustano maggiormente: verità assolute, dogmi, persone assolute; non si può deviare e non c’è nemmeno modo di prendere la strada sbagliata, ne il ragionamento più contorto, con le persone assolute questo intendiamoci.
I dogmi puoi ignorarli, le persone no. Non vogliono che le si ignori e se casomai dovessi farlo allora questi, gli assoluti, si faranno solo più assillanti; come il sassolino dentro la scarpa che credete di aver tolto e dopo due minuti lo sentite ancora lì, sotto la pianta del vostro piede.

Maledizione.

Questo è forse il motivo dei miei anni più duri, le mie relazioni gettate alle ortiche.

Non sono assoluto, anzi tante volte mi perdo nella nebbia che ho dentro e non so dove andare. È una nebbia fitta e sostanziosa, posso modellarla e portarmene dietro un pezzo, se solo lo volessi.
Volentieri però mi siedo e me ne sto immobile dentro di essa, ad occhi chiusi con il mondo che per una volta abbassa il proprio volume.
Posso sentire il mio cuore e la mia anima che vibra, posso mescolare canzoni e cantarle con le creature che abitano la nebbia e silenziosamente si avvicinano a me.
È uno stato di forma strano per chi dovesse vedermi da fuori; mia sorella una volta restò ad osservarmi e quando tornai in me mi disse

– Tu sei matto forte, sei stato li per terra per quindici minuti e non rispondevi nemmeno. Matto matto –
Non potei fare a meno di sorridere, in famiglia ero veramente il più strano e ogni tanto momenti così me ne capitavano. Spesso a dire la verità.
I miei e mia sorella ormai avevano imparato a convivere con me, erano gli altri che facevano una fatica tremenda, a sforzarsi di comprendermi e di farmi ragionare.

La cosa buffa è che per un periodo gli ho dato ascolto e mi sono auto-inflitto la condizione di anormale, con il relativo dolore derivante dalla situazione che tendeva ad emarginarmi.
Intendiamoci, ho smesso da molto tempo di voler essere compreso ed accettato da qualsiasi essere viventi io incroci per la strada, ho lasciato questo dolore e questa idiozia relegata nel mio passato. Non mi interessa più la loro comprensione o la loro compagnia, non mi interessa essere capito o far capire i miei ragionamenti.

Semplicemente ‘fanculo a chi non vede le miriadi di sfaccettature che il suo prossimo porta ed è capace di mettere in mostra, i suoi lati più oscuri e storpi che fanno da contrappeso a quelli più lucenti. Alle stelle del mattino.
Ed ora vi starete chiedendo a cosa servisse la mia introduzione nella precedente pagina.
Si tratta di pazienza e di ascoltare quello che ho da dirvi, una storiella come quelle di una volta. Abbiate la calma di arrivare fino in fondo e saprete a cosa si riferisce quel mio preambolo.
È una scelta vostra, chiudere il cerchio o bruciare la strega.

In ogni caso sarà vostra responsabilità, come quella dell’omino che costruì un muro di mattoni sulla luna, negli anni successivi al disastro.

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